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I vini del Piemonte

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I Nebbiolo che strutturano il Piemonte italiano

Il Piemonte gode di una reputazione singolare in Italia, quella di una regione dove i vini respirano una certa austerità. È innanzitutto perché il Nebbiolo vi domina, questo vitigno capriccioso che produce vini a basso contenuto alcolico — circa 13-14% — ma carichi di tannini potenti e di un'acidità che li proietta lontano. I Barolo e Barbaresco sono le sue due espressioni più prestigiose, il primo proveniente dalle colline delle Langhe intorno al villaggio di Barolo, il secondo coltivato più a nord. Questa distinzione geografica produce differenze palpabili. Il Barolo richiede pazienza: si apre veramente solo dopo un decennio di cantina, se non di più. Il Barbaresco mostra più eleganza precoce, una texture più fine, e può essere bevuto più giovane senza perdere in complessità.

Il Dolcetto e il Barbera completano questo palmares. Il Dolcetto offre un colore profondo ma non deve ingannare: nonostante il suo nome evocativo (significa "piccolo dolce"), è un vino secco dai tannini discreti, ideale come aperitivo o su paste con sugo di carne. Il Barbera, invece, mostra un'acidità marcata e note di frutti rossi brillanti. A lungo disprezzato, questo vitigno ha conosciuto una riabilitazione importante negli ultimi vent'anni. I produttori hanno imparato a coltivarlo diversamente, con vendemmie più tardive, e alcuni lo allevano in barrique per conferirgli uno spessore nuovo. Il risultato: dei Barbera d'Alba o d'Asti che competono in complessità con altri vini a prezzo simile.

Moscato secco e Moscato sono i contrasti del Piemonte viticolo. Il Moscato d'Asti frizzante, dolce, poco alcolico, incarna una faccia ludica e festiva che pochi conoscono realmente. È tuttavia una delle denominazioni più bevute del Piemonte, consumata in casa o al ristorante come dessert o aperitivo. Il Gavi, elaborato a partire dal vitigno Cortese, offre una bianchezza cristallina, minerale, che i produttori vendono volentieri come l'alternativa piemontese ai Chablis o ai Sancerre.

Le tendenze attuali mostrano una crescita dell'interesse per questi vini meno canonici. Se il Barolo rimane il beniamino dei collezionisti europei, gli amatori illuminati si orientano progressivamente verso dei Barbera complessi o dei Dolcetto di alta fattura. Questo orientamento riflette una stanchezza di fronte alle tariffe astronomiche dei grandi Barolo, alla quale si aggiunge una curiosità nuova per i terroir secondari.

Lo sviluppo delle piccole case nella regione ha anche ridistribuito le carte. Questi piccoli produttori familiari acquistano poco o meno legno nuovo, lavorano con macerazioni lunghe, allevamenti prolungati in vasca. I loro vini conservano maggiormente le caratteristiche del vitigno e del terroir, meno la firma boisé del legno francese che le grandi case internazionalizzate utilizzavano un tempo sistematicamente. Per chi acquista del Piemonte oggi, scrutare il produttore vale talvolta più che fissare l'annata o la denominazione.

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