Glifosato nel vostro bicchiere? La questione è diventata concreta. VinePair ha dedicato diversi episodi del suo podcast "Wine 101" a questo argomento, basandosi in particolare su dati forniti da Gabriella Macari, del dominio Macari Vineyards, per documentare la presenza di questa molecola nei vigneti e, per estensione, in alcuni vini.
Il glifosato è l'erbicida più utilizzato al mondo dal suo introduzione negli anni Settanta. In viticoltura, serve principalmente a controllare le erbe infestanti sotto il filare di vite. Il problema: i residui possono persistere nei suoli, risalire per assorbimento radicale e ritrovarsi, a concentrazioni variabili, negli acini e poi nel vino finito.
In Francia, il dibattito normativo è acceso. La Revue du vin de France ha documentato inchieste di associazioni bordelesi che denunciano residui di pesticidi nei vini, segno che la questione riguarda le più grandi denominazioni. Dal lato delle autorità sanitarie, Vitisphere riferisce che l'Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria (Anses) ha formulato proposte di restrizione su alcuni prodotti fitosanitari, ma queste proposte sono giudicate da parte della professione come suscettibili di "condurre la viticoltura in un vicolo cieco" — formula che riassume la tensione tra imperativo sanitario e fattibilità agronomica.
A livello europeo, la linea è più accomodante. Secondo Vitisphere, un'agenzia europea ha recentemente mantenuto il glifosato fuori dall'elenco delle sostanze fitosanitarie classificate come cancerogene, il che contrasta con la valutazione dello International Agency for Research on Cancer (IARC), che l'aveva classificato come "probabilmente cancerogeno" già nel 2015. Questa divergenza di valutazione tra istituzioni spiega in parte l'instabilità normativa che caratterizza il dossier da dieci anni.
Per il consumatore, la realtà è quella di un'informazione frammentaria. I limiti massimi di residui autorizzati nel vino esistono, ma la trasparenza sulle analisi effettuate bottiglia per bottiglia rimane limitata. La scelta di vini provenienti dall'agricoltura biologica — dove l'uso del glifosato è vietato — offre una garanzia documentata, senza eliminare tuttavia ogni traccia di contaminazione per deriva o persistenza nei suoli.